Oleh Kocarev


CON UN SUONO IN TASCA

La poesia che segue è di Oleh Kocarev, tratta dal libro Made in Ukraine (prima e unica antologia di poeti ucraini contemporanei edita in Italia), curato da Paolo Galvagni e pubblicato da Thauma Edizioni, Pesaro 2013.

ПІСЛЯ ЗВУКУ

Торохкотнуло щось у кишені –

І ось стою я Посеред степу,

Посеред пагорбів,

Повних повітря й землі,

У краєвиді, нічим не закритому,

Та дивлюсь так уважно, закохано –

На жетон для метро,

Що співа невагомо і нерухомо

На моїй холодній долоні.

 

Dopo il suono

È tintinnato qualcosa in tasca –

E io me ne sto Nella steppa,

Tra le colline Colme di aria e terra,

In un paesaggio non coperto da nulla

Ma con infatuata attenzione guardo –

Il gettone del metrò

Che canta imponderabile e immobile

Sulla mia mano fredda.

foto (4)

Piantina della metropolitana di Kyïv (Kiev)

 

Pagine della biblioteca post-Čornobyl’

Anatolij Dnistrovyj

La giovane letteratura ucraina è un fenomeno praticamente sconosciuto nel mondo, come del resto sono sconosciute per il mondo anche altre giovani letterature – orgogliose, non riconosciute e forse ancora agli inizi. Una simile situazione riguarda anche la letteratura ucraina classica e moderna che, a causa dello status coloniale dell’Ucraina, per molti lettori stranieri è rimasta a lungo nell’ombra della cultura della madre patria: prima l’Impero russo, poi l’URSS totalitario. Benché l’Ucraina abbia ristabilito la sua indipendenza nazionale nel 1991, la storia della cultura e della scrittura di questa nazione europeo-orientale risale al Medioevo, in particolare all’epoca dello stato proto-ucraino – la Rus’ dei principati; tuttavia la vera fioritura della letteratura antico-ucraina si è avuta nell’epoca del barocco. Dall’inizio del XIX secolo si è palesata la nuova letteratura ucraina, che ha riorganizzato alla radice la lingua letteraria ucraina, rinnegando lo slavo ecclesiastico e il latino, con cui di norma si scrivevano le opere letterarie, teologiche, rivolgendosi sempre più al linguaggio parlato. Di fatto, la nuova letteratura ucraina è diventata il centro dei processi nazionalistici che si sono attivati in Ucraina con l’epoca del romanticismo. Ivan Kotljarevs’kyj, Taras Ševčenko, Pantelejmon Kuliš – queste figure della nuova letteratura ucraina sono diventate centrali per il modernismo dell’inizio del XX secolo, come anche per le generazioni future di scrittori ucraini, incluso il periodo post-moderno e post-coloniale. Le tradizioni della scrittura ironica, il travesti e il carattere parodistico del poema “Eneide” (1798) di Ivan Kotljarevs’kyj sono stati adottati dai post-modernisti ucraini della fine del XX secolo, in particolare dagli scrittori del gruppo letterario “Bu-Ba-Bu” (Jurij Andruchovyč, Viktor Neborak, Oleksandr Irvanec’), il cui nome si spiega come “burlesque –baraccone–buffonata”. All’opera di Taras Ševčenko e al suo Kobzar (1840) si ricollega tutto il Risorgimento ucraino: la lotta per la nazionalità e la formazione della nazione politica ucraina contemporanea. Dall’opera di Pantelejmon Kuliš ha preso avvio la tradizione intellettuale del modernismo ucraino… Per comprendere quali complesse trasformazioni stia vivendo oggi la letteratura ucraina, è opportuno considerare alcune date significative. Innanzi tutto Čornobyl’ (1986), la caduta del muro di Berlino e la fine della Guerra fredda (1989), il crollo dell’URSS e la rinascita della sovranità nazionale dell’Ucraina (1991)… In Ucraina coesistono generazioni che appartengono a epoche diverse: coloro che son nati e cresciuti nell’epoca di una società chiusa (il totalitarismo sovietico), coloro che son nati in un paese indipendente e che quasi non hanno idea dell’URSS. Questo paradosso spiega da molti punti di vista le varie direttrici di valore e di senso, le percezioni mentali di alcune generazioni ucraine: retrograde ed euro-atlantiche, tradizionali e postmoderne, patriarcali e urbanistiche, nazionalistiche e cosmopolitiche. E, certo, questo si manifesta nel processo letterario e nella predominanza di queste o quelle tradizioni estetiche: tolleranti verso le precedenti o, al contrario, terroristico-distruttive. Purtroppo non c’è modo di dare una rappresentazione a tutto tondo della letteratura ucraina contemporanea, in particolare della poesia, unitamente a tutti i possibili contesti: culturologici, filosofico-estetici, politici, storici, specifico-regionali. Lo storico della letteratura, prof. Tamara Hundorova, definisce la letteratura ucraina post-coloniale “biblioteca post-Čornobyl’” (titolo di un suo libro). Questa felice metafora, di fatto, indica i processi complessi che si sono verificati nella letteratura ucraina dopo il disastro alla centrale nucleare di Čornobyl’ nel 1986. La metafora di Čornobyl’ come catastrofe tecnogenica non è solo una metafora politica o di civiltà, che ha segnalato la fine del totalitarismo. È anche una metafora ideale ed estetica che ha rivelato la grande esplosione dei precedenti “stadi” tradizionali, solidi, autentici, chiusi della letteratura e della poetica. Ci si può certo domandare se valga la pena ridurre letteralmente i processi letterari a una concreta data tecnogenica, tuttavia questa procedura rimane importante, come un originale punto di partenza: l’inizio di un nuovo ramo della letteratura ucraina, l’inizio della sua epoca post-moderna e post-coloniale. In generale la “biblioteca post-Čornobyl’” è convenzionalmente formata dalla produzione di tre generazioni di scrittori ucraini post-coloniali: gli autori degli anni ’80, degli anni ’90, degli anni 2000 (in Ucraina a livello pubblicistico colloquiale, non scientifico, le generazioni letterarie si suddividono non in base all’anno di nascita dell’autore, ma in base al decennio in cui si sono avute le prime pubblicazioni). Tratto importante che li unisce è l’evidente rifiuto delle generazioni precedenti di scrittori, innanzitutto quelli degli anni ’60 (i poeti Vasyl’ Stus, Lina Kostenko, Dmytro Pavlyčko, Mykola Vinhranovs’kyj) e ’70 (Viktor Kordun e tutta la “Scuola poetica di Kyïv”), che erano organicamente legati alla tradizione popolare ucraina e al folclore e per i quali era fondamentale il tema della libertà nazionale e della storia, il diritto all’autodeterminazione della personalità nelle condizioni esistenzialistiche e nelle condizioni di asservimento della nazione da parte del totalitarismo. La generazione dei letterati ucraini, che convenzionalmente rappresentano la “biblioteca post-Čornobyl’”, sul piano estetico è maggiormente orientata alla tradizione modernistica ucraina e mondiale, all’avanguardia, al concettualismo, al postmodernismo, alla scrittura digitale e frammentaria. Un legame forte della letteratura ucraina contemporanea si percepisce col modernismo e con l’avanguardia d’Ucraina – con la generazione degli scrittori degli anni ’20 e ’30, che è entrata nella storia col triste nome di “Rinascimento fucilato” (circa 500 scrittori ucraini, scienziati, e interi istituti scientifici furono eliminati nel lager stalinisti tra gli anni ’30 e ’40). L’opera di tali scrittori come Mykola Chvyl’jovyj, Valer’jan Pidmohylnyj, Evhen Plužnyk, Volodymyr Svidzins’kyj, Michajl’ Semenko, Mykola Zerov, Heo Škurupij e altri rappresentanti del “Rinascimento fucilato” ispira ancor oggi molti giovani scrittori ucraini e rappresenta il “fondo dorato” della letteratura modernistica in Ucraina. La generazione, che si è fatta conoscere negli anni ’90, si associa a scrittori come Taras Prochas’ko, Oles’ Ul’janenko, Ivan Andrusjak, Serhij Žadan, Andrij Bondar, Marianna Kijanovs’ka, Jurij Bedryk, Mar’jana Savka, Halyna Kruk, Oksana Lucyšyna, Vasyl’ Machno, Rostyslav Melnykiv… Questa generazione è coetanea dell’indipendenza dell’Ucraina. Tuttavia in luogo dell’entusiasmo romantico per il proprio presente, l’opera di questa generazione rappresenta l’impronta metaforica e l’esperienza del “trauma post-coloniale”, della pesante nevrosi, che è venuta con la libertà. Di pari passo con l’indipendenza, nel 1991 l’Ucraina come ex colonia dell’URSS ha vissuto un pesante collasso sociale ed economico – ha impiegato un intero decennio per uscirne. La disoccupazione, la mancanza di prospettive, l’iniezione di umori apocalittici; tutto ciò si è “sedimentato” nella produzione degli autori degli anni ‘90, innanzi tutto nella prosa, in particolare con una metafora trasversale: l’orfanezza, la marginalità, la lacerazione esistenzialista della personalità. La poesia di questi autori è la poesia dell’ultima generazione “ante-internet” di scrittori ucraini, i figli della galassia Gutenberg. Questa poesia rappresenta appieno l’ultimo scroscio della lirica: filosofica, amorosa, meditativa. A questi autori è vicina la tradizione mondiale e ucraina del modernismo e dell’avanguardia. Il circolo letterario “Nuova degenerazione” (1992) è un’allusione al gruppo letterario futuristico “Nuova generazione” degli anni ’20 del ’900, il cui ispiratore fu l’eccezionale futurista ucraino Michajl’ Semenko… All’inizio degli anni 2000 in Ucraina si è manifestata una generazione letteraria che si è staccata chiaramente dalle precedenti. Proprio in quest’epoca la società ucraina sperimenta l’informatizzazione di massa e l’accesso a internet; si fanno conoscere anche le influenze sempre più integrate dei processi globali: l’email, le chat, gli sms, le reti social e la blogosfera hanno un impatto radicale sulla letteratura, spezzando le forme solide, la poetica e perfino la percezione dello spazio e del tempo. Agli autori degli anni 2000, che per scherzo vengono chiamati “la generazione internet”, appartengono Oleh Kocarev, Julija Stachivs’ka, Andrij Ljubka, Pavlo Korobčuk, Tanja Maljarčuk, Hryhorij Semenčuk, Vano Krjuger… Certo, la suddivisione degli artisti in generazioni è convenzionale e non sempre opportuna. Non pochi di loro possono cercare cuori affini in epoche ed estetiche del passato, in altre culture e letterature. La raccolta poetica, che qui si propone, è la prima occasione per il lettore italiano di conoscere la giovane letteratura ucraina. Sono persuaso che le sue opere, scritte in un’epoca di delusioni, solitudine, visioni apocalittiche, scetticismo e speranze, di cui ora è colma la società ucraina, saranno vicine al lettore italiano.