Vasilij Filippov


CON UN SENSO DI CECITÀ

 

Ma non voglio diventare forte:

nella debolezza ci sono molti vantaggi interiori.

Vasilij Filippov, Lettere dall’Arsenal’naja

 

La poesia che segue è di Vasilij Filippov (Василий Филиппов), tratta dal libro È sempre accaduto a noi (Это всегда происходило с нами), curato da Paolo Galvagni e pubblicato da Thauma Edizioni, Pesaro 2012.

 

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Vasilij Filippov

 

 

 

СТИХОТВОРЕНИЯ, НАПИСАННЫЕ ПОСЛЕ СНА О СЛЕПОТЕ

 

1. Стихотворение, написанное во сне

 

Горизонт, залив, альбатрос.

Нитка-поезд.

Обрывается в море с гор вопрос:

Кто-то помер?

Птицы хвост.

 

Мне снилось, что я ослеп

И что у меня пчелиные глаза.

Небо фиолетово.

В каждом глазу – дыра.

 

Я во сне

Глажу старую подругу по голове

И иду в торфяном поле,

Где я ослеп от боли.

 

Я – Гомер.

Расцветает море цветами кораблей-хризантем,

Приближается эскадра

К берегам троянского Монмартра.

 

Трепещут ночные бабочки –

Паруса кораблей полнятся ветром.

Трудно Елене с ответом –

Смотрит за горизонт,

Куда уходит флот.

 

Троя-свеча в древней церкви

Догорела, потухла.

Разбежались Приамовы слуги,

И осталась лежать мертвая старуха-кукла.

 

Помню, как Эней

Пересек семь морей,

И пришел в Москву – третий Рим

Сталин-властелин.

 

Ломались в битвах древних кузнечики,

Копий наконечники,

Жужелицы-щиты гнулись.

А потом зажужжали навозные мухи-пули.

 

Я ослеп.

Поле стало валет.

Небо стало дамой.

И я как Бог перетасовал карты.

 

Я превращаюсь в насекомое,

Обнимаю девушку-Дидону.

Корабли-мотыльки в виду Карфагена.

И свеча уходит в вечность, в крепостную стену.

 

 

IMG_2278                                                     Una pagina dei quaderni psichiatrici di Vasilij Filippov

Poesie scritte dopo aver sognato la cecità

 

1. Poesia scritta in sogno

 

L’orizzonte, il golfo, un albatros.

Il filo-treno.

Dai monti una domanda precipita in mare:

È morto qualcuno?

La coda di un uccello.

 

Ho sognato di essermi accecato

E di aver gli occhi di un’ape.

Il cielo è violetto.

In ogni occhio c’è un foro.

 

Io in sogno

Accarezzo sulla testa una vecchia amica

E cammino in un campo di torba,

Dove sono accecato per il dolore.

 

4

Io sono Omero.

Fiorisce il mare coi fiori di navi-crisantemi,

Si avvicina una squadra

Alle rive del Montmartre troiano.

 

Vibrano le farfalle notturne –

Le vele delle navi si colmano di vento.

Elena stenta a rispondere –

Guarda oltre l’orizzonte,

Dove se ne va la flotta.

 

Troia-candela in una chiesa antica

È riarsa, si è spenta.

Si sono dispersi i servi di Priamo,

Ed è rimasta coricata l’esanime vecchietta-bambola.

 

Ricordo che Enea

Ha attraversato sette mari,

Ed è venuto a Mosca – terza Roma

Stalin-sovrano.

 

Si sono spezzati in antiche battaglie i grilli,

Puntali di lance,

Si sono curvati i carabi-scudi,

Dopo hanno ronzato i proiettili-mosche stercorarie.

 

Mi sono accecato.

Il campo è divenuto un fante.

Il cielo è divenuto una donna.

E come Dio ho mescolato le carte.

 

Mi tramuto in un insetto,

Abbraccio la fanciulla-Didone,

Le navi-farfalle in vista di Cartagine.

E la candela se ne va nell’eternità, nel muro di una fortezza.

 

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Vasilij Filippov

 

Vasilij Anatol’evič Filippov è nato nel 1955 nei pressi di Sverdlovsk (oggi Ekaterinburg), sugli Urali. Negli anni Settanta ha studiato alla facoltà di biologia presso l’università di Leningrado, senza però laurearsi: era totalmente preso dalla filosofia, dalla teologia e dalla poesia. Frequentava attivamente gli ambienti letterari dell’underground leningradese: partecipava ai seminari filosofico-religiosi, alle letture negli appartamenti. Era allievo di David Dar (1910-80), figura carismatica; scriveva poesie, racconti surrealisti, articoli per“37”, autorevole rivista samizdat.[1]

Nel 1979, in seguito a una crisi improvvisa, che lo ha portato quasi a compiere un delitto, è stato rinchiuso in manicomio; è scappato per poi finire nel carcere psichiatrico Arsenal’naja. Tornato in libertà nel 1984, ha cominciato a scrivere versi con assiduità. Questo primo periodo di cura, durato quasi cinque anni, è stato seguito da altri. Dal 1993 è stato ricoverato costantemente in strutture psichiatriche.

Dalla fine degli anni Ottanta i suoi versi sono apparsi su diverse riviste: “Obvodnyj kanal”, “VNL”, “Tret’ja modernizacija”, “Volga”, “Arion”, “Zerkalo”, “Futurum Art” e in volumi collettanei. Sono state pubblicate le raccolte poetiche: Stichi [Versi] (SPb 1998), Stichotvorenija [Poesie] (SPb 2000), Izbrannye stichotvorenija [Poesie scelte] (M 2002), Stichotvorenija [Poesie] (M 2011). Nel 2001 è stato insignito del premio letterario Andrej Belyj, uno dei più autorevoli riconoscimenti nell’underground sovietico, istituito nel 1978 e tuttora esistente.

Vasilij Filippov si è spento il 21 agosto 2013 nella clinica dov’era ricoverato.

In traduzione italiana sono usciti suoi versi sulla rivista “L’Immaginazione” (gennaio-febbraio 2008), nei volumi Ho sognato di volare su una nuvola (Brescia 2009), È sempre accaduto a noi (Pesaro 2012), Della natura non viva (Pesaro 2013).

 

 

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La tomba di Vasilij Filippov al cimitero Smolénskoe di S. Pietroburgo

 

[1] Letteralmente “edito da sé”: si tratta di libri e riviste ciclostilate che girano clandestinamente negli ambienti underground.