TACCUINO DI UN VIAGGIO MULTISENSORIALE


IMG_2381 di MANUELA MARCHI

 

“Il caldo torrido non riesce a diminuire la bellezza selvaggia del luogo. Il messaggio della natura soffoca quasi il viaggiatore. Voglio andare a esplorare gli odori, i colori, i suoni e le ruvidità di queste montagne rocciose e aride, dove le rocce sembrano custodire segreti secolari. Terre che testimoniano la cultura rurale di un territorio che pare essere sul punto di bruciare sotto un sole a 40°. Paesaggi aridi che ricordano il deserto, una melodia creata dal vento che a momenti sembra figlia della suggestione, montagne vulcaniche che convivono da secoli con alture create da sedimenti e a dividerle faglie, che ricordano terremoti fatali. Montagne di sale, un tempo prezioso più dell’oro. I luoghi cari a García Lorca e la prima donna divorziata, Carmen de Burgos… e poi il mare.”  (Foto su : Mostre – Amatori)

IMG_2371Ogni luogo ha colori, suoni, odori, sapori che lo contraddistinguono e che solo “il viaggiatore” riesce ad assaporare e a vivere intensamente. Sono le emozioni del viaggio, quello vero! Oggi tutti viaggiano, ma pochi sono viaggiatori: ogni viaggio è un’immersione nella storia del paese che visitiamo e il viaggiatore si differenzia molto dal turista. Nella vacanza di quest’anno, in Andalusia, ho cercato l’anima del popolo di quella regione, trascurando gli aspetti più noti, magari apparentemente più affascinanti, una ricerca antropologica e culturale attraverso la storia meno conosciuta e le tradizioni di un tempo. Senza trascurare le spiagge, il mare, le bellezze paesaggistiche, ho rincorso le antiche miniere d’oro, le fattorie, le piccole tenute agricole, le saline, i fenicotteri, i casolari abbandonati, (cortijo), i luoghi dove sono stati girati i più famosi film western degli anni 60/70, le faglie, le rocce vulcaniche, i luoghi simbolo della cultura rurale, il sapore del tomate raf, la storia e le trasformazioni del tempo.

 E’ un rapporto diverso con il viaggio, è lasciarsi “possedere” dal viaggio, vivere intensamente l’ambiente e le memorie del territorio, il vissuto degli stessi abitanti: è ciò che può assicurare le emozioni che cerca il viaggiatore. Pavese scriveva che avere una tradizione non è nulla, è solo cercandola che si può viverla, e con la tradizione c’è anche il dialetto, le festività, i piatti tradizionali, i prodotti della terra tipici di quei luoghi. E ci sono gli odori, quelli che porta il vento, quelli della terra, quelli del mare. Spero di riuscire a coinvolgere i lettori, con questo taccuino fotografico multisensoriale, riuscire a trasmettere emozioni da viaggiatore a viaggiatore. Corrado Alvaro scriveva che in carretto, in bicicletta o in automobile, viaggiare sulla via Emilia è come mettersi in rapporto con un popolo (Itinerario italiano 1941).

IMG_2480Da Omero ai lanci spaziali, il viaggio ha sempre contribuito allo sviluppo e all’evoluzione dell’uomo, una estensione della conoscenza, una forma di educazione, un arricchimento dal punto di vista intellettuale ed emozionale. Nel settecento ha rappresentato un prototipo di istruzione che solo in pochi potevano permettersi. L’Italia era, in quel secolo, la meta preferita, il Paese da visitare per tornare istruiti. Paul Schede detto Melissus, viaggiò in Italia dal 1577 al 1580: i suoi Epigrammata in urbes Italiae sono un viaggio mitico nelle bellezze italiane; dopo di lui Joachim Christoph Nemeit, Nachlese besonderer Nachrichen von Italien nel 1726 e anche Johann Georg Keysler Neueste, Reise durch Deutschland, Boeheme, Ungarn, die Schweiz, Italien… nel 1751 e ancora Goethe padre. La Italianische Reise di Goethe figlio segna una svolta e si propone come diario di viaggio dove vengono raccontate le emozioni di un vero viaggio culturale. Anche nei secoli successivi viaggiare è stato considerato un arricchimento culturale. Definirei ancor oggi il viaggio come modello di cultura itinerante, che attraverso il confronto con l’altro, il diverso, con luoghi e situazioni inesplorate, ci induce a riflettere, a metabolizzare nuovi concetti, a conoscere di più e a conoscerci meglio. Non sa molto chi vive molto, ma sa molto chi viaggia molto… La saggezza popolare spesso racchiude grandi verità. Oppure.. chi legge sa molto, chi osserva sa molto di più! (Alexandre Dumas figlio). La crescita interpersonale si alimenta di nuove esperienze, della conoscenza di persone diverse da noi, con le quali ci confrontiamo e che contribuiscono a farci considerare nuovi punti di vista, orizzonti sconosciuti, tradizioni diverse, nuovi saperi e, perché no, nuovi sapori, nuovi profumi, nuovi suoni. Essere turista è molto più semplice, certo anche molto più piatto, più banale, più ordinario. Il turista porta a casa solo cartoline, oggetti vari comprati nei negozi per turisti, banalità di ogni sorta e foto o filmati comuni, da far vedere agli amici, per farsi quattro risate insieme. Il viaggiatore ha cose ben diverse da raccontare. Le foto che scatta sono “mirate”, non solo per i soggetti e i luoghi immortalati, soprattutto per l’attimo che è riuscito a cogliere. La capacità evocativa dell’immagine gli farà rivivere la stessa emozione nel corso degli anni.

IMG_2505Anche il ritorno a casa è piacevole per il viaggiatore: potrà in tranquillità rivivere le sue esperienze di viaggio e continuare a goderne. Sempre Omero, un viaggiatore di classe, scriveva: “Nulla è tanto dolce quanto la propria patria e famiglia, per quanto uno abbia in terre strane e lontane la magione più opulenta.” 

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