NUOVI PERCORSI SENSORIALI…


«Leggesi nel libro di Aristotele, che Iddio creò e fece l’uomo più nobilissimo che gli altri animali, e di tutti lo fece signore, e costui lo corpo suo quasi come una cittade, facendo lo ’ntelletto re e governatore di questa cotal città, cioè del corpo, allongandolo nel più nobile e più sovrano luogo di tutto il corpo, cioè nel capo, costituendo a lui cinque balii, gli quali reggono e governano, presentando a lui tutte quelle cose, che bisogno gli sono, per lui atare e guardare da tutte quelle cose, che nocevoli son per di e per notte. E egli per sé non ha alcuna esistenzia, cioè niuno stabilimento se non per loro. E ora dirò a ciascuno di questi cinque sensi suo senso, e suo proprio iudicio, e sentimento; […] Gli cinque sensi, gli quali son posti nel capo e in tutto il corpo dell’uomo, ragionevolmente e ordinatamente e come hanno più eccellente uficio, così son posti in maggiore grado l’uno che l’altro. E essi sensi son così nominati. Vedere, udire, odorare, gustare, toccare. E sono così ordinati: negli occhi il vedere, e questo è posto nel più alto luogo, perocch’è il maggiore e ’l più nobile degli altri sensi. Negli orecchi è posto l’udire, più basso alquanto, perocchè l’uomo ode meno dalla lunga che non vede. Nel naso è posto l’odorare, e ciò è ancor più basso che ’l vedere, o che l’udire, perché meno s’allunga il suo uficio, cioè l’odorare. Nella lingua è posto l’assaggiare, imperò che l’uomo odora più da lunge che non può assaggiare. Nelle mani, e in tutti gli altri membri è disposto il toccare; imperò che l’assaggiare della bocca e della lingua è più arguto che ’l toccamento delle mani, o degli altri membri; e così sono digradati, e posti in più nobile luogo, secondo ch’hanno più virtù l’uno che l’altro».22

Da questo frammento del Trattato di medicina del Maestro Aldobrandino da Siena (apertamente ispirato al De anima di Aristotele), volgarizzato da Zucchero Bencivenni e poi pubblicato nel 1872 come Trattato dei cinque sensi dell’uomo dalla Tipografia del Vocabolario della Crusca a cura di Giuseppe Manuzzi, si evince come il nostro Occidente sia cresciuto in una cultura dell’occhio di derivazione greca.

Aristotele, nel libro II del De anima, presenta una sorta di gerarchia dei cinque sensi ordinandoli per importanza (vista, udito, olfatto, gusto, tatto) e riguardo all’ultimo, il tatto, pone due quesiti: «Il tatto è più sensi o è un senso solo? Inoltre qual è il sensorio della facoltà tattile, la carne e ciò che negli altri animali vi è di analogo, oppure questa è il mezzo, mentre il sensorio primo è qualcos’altro, situato all’interno?» (De anima, B 11, 423 a 20-25).23

Alla prima domanda lo Stagirita sembra non dare una risposta definitiva, costatando che non v’è chiarezza sul fatto che il tatto comprenda o no più sensi. In quanto al secondo quesito, invece, Aristotele non ha dubbi: «Con ciò risulta chiaro che l’organo del tatto è interno. […] Di conseguenza la carne è il mezzo della facoltà tattile».24

Seguendo un ordine d’importanza per ciò che riguarda i cinque sensi, almeno sul piano puramente fisico è come se dovessimo ribaltare la gerarchia aristotelica, riconoscendo al tatto un ruolo primario e d’importanza vitale rispetto agli altri quattro sensi, reso bene dalle parole di Ojetti: «Senza la vista, senza l’udito, miseria e pietà; ma senza più il tatto è la morte».25 Così, non v’è alcun dubbio che la prima facoltà materiale che accompagna la nostra nascita su questa terra è quella tattile. E mentre gli altri quattro sensi con i loro rispettivi organi trovano sede nella testa dell’uomo, il tatto è distribuito su tutta la cute attraverso una fitta rete di determinazioni nervose.

In quanto alla testa, elemento peculiare del genere umano e sede dei principali organi sensoriali, l’immagine ermetica dell’uomo zodiacale fa corrispondere questa parte anatomica al segno dell’Ariete che è appunto il principio dell’anno cosmico, simbolo di rinascita e di primavera, da cui si parte per la lettura astrale.26

In seguito, il linguaggio alchemico medievale ha istituito un rapporto analogico fra le “aperture” della testa, che corrispondono agli organi sensoriali, e i sette pianeti allora conosciuti, attribuendo alla testa umana una dimensione cosmica e universale. In questo modo gli occhi simboleggiano il Sole e la Luna, le narici Venere e Marte, la bocca Saturno e le orecchie Giove e Mercurio.

SERSE CARDELLINI

22. Trattato dei cinque sensi dell’uomo. Con altre scritture del buon secolo della lingua, allegate nel Vocabolario della Crusca, ora per la prima volta posto in luce dal Cav. Abate Giuseppe Manuzzi, Tipografia del Vocabolario, Firenze 1872, pp. 1, 2-3. La copia da me consultata è conservata nella Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, Napoli, Fondo Doria XIII 179.

23.  Aristotele, L’anima, (a cura di) G. Movia, Loffredo Editore, Napoli 1991, pp. 162-163.

24.  Ivi, p. 165.

25.  U. Ojetti, Cose viste, 2 voll., Firenze 1951, vol. II, p. 668.

26. Urge una spiegazione sulla testa d’Ariete. Il punto vernale, noto anche come primo punto d’Ariete o punto gamma, è uno dei centri equinoziali in cui l’equatore celeste interseca l’eclittica, dove qui il Sole attraversa l’equatore celeste da nord a sud dando origine all’equinozio di primavera. Ma l’equinozio di primavera non è fisso, a causa della lenta oscillazione dell’asse terrestre nota come precessione. Intorno al 120-130 a. C., l’astronomo greco Ipparco individuò la posizione dell’equinozio di primavera a sud di Mesarthim, stella situata nella costellazione dell’Ariete. Da allora questo primo punto d’Ariete ha determinato anche l’inizio dello zodiaco tropicale, o stagionale, che vede come data per l’equinozio di primavera il 21 marzo, a differenza dello zodiaco siderale che, invece, tiene conto della precessione degli equinozi e al quale si riferiscono gli astrologi indiani, facendo cadere l’equinozio primaverile a metà aprile. Ora, la precessione dell’equinozio di primavera è lo spostamento verso Occidente del punto gamma, dove un giro completo richiede 25.800 anni e viene comunemente chiamato “anno platonico”. In questo circolo di tempo il punto gamma completa il giro delle costellazioni e dunque delle ere zodiacali, così, stando al calcolo approssimativo dello zodiaco siderale, nell’anno 6225 a. C. ha avuto inizio l’era dei Gemelli; nel 4075 a. C. l’era del Toro; nel 1925 a. C. quella dell’Ariete; nel 225 d. C. dei Pesci; nel 2375 d. C. avrà inizio l’era dell’Acquario e così via fino a richiudersi il cerchio. Da questo primato dell’Ariete ne deriva che, nella melotesia della medicina astrologica dove a ogni segno zodiacale corrisponde una parte del corpo, secondo la dottrina ermetica esso coincide alla testa: «Ermete si rappresenta l’uomo come un microcosmo, poiché esso contiene tutto ciò che è contenuto nel macrocosmo […]. Il macrocosmo ha i dodici segni del cielo e anche l’uomo li contiene, dalla testa, ovvero dall’Ariete, fino ai piedi, che vengono assimilati ai Pesci». Dal testo di Olimpiodoro riportato in A. J. Festugière, La révélation d’Hermès Trismégiste, 4 voll., L’astrologie et les sciences occultes, I vol., Librairie Lecoffre, Paris 1945, p. 127

 

FONDARCA E I 5 ELEMENTI

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