Un senso dimenticato: la PROPRIOCEZIONE


di FABIO CONFORTI

 IMG_0111

   Provate ad isolarvi nella vostra camera da letto o nel vostro soggiorno. Distendetevi sopra il letto o sprofondate comodamente sul divano. Avete la fortuna di vivere in un quartiere tranquillo, è notte e non ci sono rumori che provengono dalla strada. Ora spegnete la luce, chiudete gli occhi e restate immobili… non vedete nulla, c’è silenzio intorno a voi, siete soli, non ci sono odori o profumi nella vostra casa. I vostri organi di senso sono in uno stato di quiete. Potremmo dire che vista, udito, gusto, olfatto e tatto sono in una condizione di standby. Nessuna percezione, ma pronti a ricevere, trasmettere e decodificare qualunque stimolo raggiunga i loro recettori. Ora provate a concentrare la vostra attenzione su di una mano. Scoprirete improvvisamente di conoscere perfettamente in che posizione si trova, pur restando ad occhi chiusi. Avrete chiara la sensazione di avere la mano aperta oppure chiusa, il polso flesso oppure esteso. Ora provate a muovere quella mano. Mentre lo fate sarete in grado di apprezzare dettagliatamente il tipo di movimento, la sua escursione, la sua forza. Ebbene quello che ci consente tutto ciò è la Propriocezione, ovvero la capacità che abbiamo di conoscere in ogni istante la posizione delle parti del nostro corpo o dell’intero nostro corpo rispetto allo spazio anche senza il supporto della vista.

Il termine fu coniato da Sherrington nel 1906 da “receptus” (atto del ricevere) e “propius” (da se stesso). Potremmo dire che mentre gli altri sistemi sensoriali sono lo strumento attraverso il quale l’organismo si relaziona con il mondo esterno, la propriocezione è un sistema di autopercezione del proprio corpo indipendentemente dagli stimoli esterni.

Ma c’è di più. La propriocezione non si manifesta soltanto a livello percettivo consapevole, ma anche e soprattutto a livello inconscio o riflesso. Sotto questo aspetto, la propriocezione assume un’importanza fondamentale nel complesso meccanismo di controllo del movimento e della postura. Per eseguire correttamente ed armonicamente qualunque movimento o semplicemente per mantenere la stazione eretta, il nostro sistema nervoso deputato alla motilità ha bisogno di avere continue informazioni, anche solo a livello inconscio, sulla posizione dei segmenti ossei, lo stato di tensione articolare e tendinea, la forza muscolare, la posizione rispetto allo spazio ed alla forza di gravità, in modo da regolare il movimento stesso finalizzandolo all’azione da compiere. Quando in una imbarcazione si inserisce il pilota automatico, impostando la rotta per raggiungere un determinato punto, lo strumento di navigazione ha bisogno di conoscere in ogni momento la posizione dalla barca e la sua velocità per aggiustare continuamente il timone, correggendo le piccole o grandi deviazioni che possono dipendere dal moto ondoso, dalle correnti, dalla forza del vento, dai carichi a bordo o da altri elementi che possano interferire sulla rotta.

L’uomo vive in uno stato d’instabilità, dove attraverso la propriocezione cerca di trovare il suo equilibrio nell’armonia del movimento e nella postura rispetto alla gravità terrestre.

Inoltre tale complesso sistema di percezione e controllo deve dimostrarsi estremamente duttile e rapido nell’adattarsi alle improvvise modificazioni delle esigenze motorie e posturali del nostro corpo.

Per capire come funziona la propriocezione a livello inconscio, facciamo l’esempio dell’uomo che cammina leggendo il giornale. L’azione del leggere il giornale equivale al gesto tecnico su cui ci dobbiamo concentrare, mentre il camminare equivale ad una azione automatica. Il nostro soggetto, mentre cammina e legge, scende inaspettatamente dal marciapiede ed ha la sensazione di cadere. La sua attenzione passa dalla lettura del giornale a guardare dove sta mettendo i piedi distraendolo dalla sua attività target, mentre rapidamente ed automaticamente il suo sistema di controllo posturale e motorio cerca di adattare l’attività muscolare e di equilibrio per evitare cadute e distorsioni articolari. Lo stesso avviene sia consciamente che inconsciamente in tutti i gesti quotidiani, mentre fate la spesa, prendete un caffè al bar, abbracciate vostro figlio, sollevate un peso, salite su di una scala per sostituire una lampadina o fate a pugni con qualcuno. Il corpo sarà impegnato a concentrarsi sul gesto tecnico, ma contemporaneamente centinaia di muscoli si staranno contraendo per mantenere in equilibrio la postura e la verticalità.

Al di là di questi numerosi compiti, il sistema propriocettivo, nel suo insieme, fornisce informazioni anche alle strutture nervose in grado di elaborare i processi di consapevolezza e coscienza.
La percezione propriocettiva cosciente, che noi tutti possediamo, è una costruzione elaborata dalla corteccia cerebrale sulla base delle informazioni provenienti dai recettori propriocettivi periferici.
In questo sistema l’integrazione complessa delle afferenze periferiche, provenienti dai differenti canali percettivi, viene unita alle informazioni provenienti dalla memoria e dall’esperienza. La memoria porta un bagaglio informativo sulle esperienze passate, mentre l’esperienza è lo strumento attraverso il quale ciascuno di noi colora le sensazioni provenienti dal mondo esterno, facendole proprie attraverso l’attribuzione di valori personali.
La sintesi delle informazioni sopra riportate dà luogo a ciò che comunemente viene definito “immagine corporea”, la consapevolezza cioè dell’esistenza, della forma, della posizione e del movimento del nostro corpo. Insieme ai comuni canali sensoriali (vista, udito, tatto), ciascuno si forma questa consapevolezza soprattutto attraverso le informazioni propriocettive.

 

Aspetti neurofisiologici 

La propriocezione è resa possibile dalla presenza di specifici recettori, sensibili alle variazioni delle posture del corpo e dei segmenti corporei, che inviano i propri segnali ad alcune particolari aree encefaliche. Tali recettori inviano impulsi che, attraverso il midollo spinale, giungono alle aree cerebrali deputate all’elaborazione delle informazioni sulla posizione e sul movimento, necessarie per l’esecuzione corretta del movimento stesso.

Questi recettori sono posizionati in aree strategiche a seconda della funzione che rivestono:

  • Fuso neuromuscolare: si trova nel contesto muscolare, in parallelo con le fibre muscolari striate deputate alla contrazione, e misura la variazione di lunghezza di un muscolo nel tempo (in pratica la velocità con cui un muscolo si allunga e si accorcia durante la contrazione). Per far ciò questo dovrà percorrere in parallelo tutta la fascia muscolare ed essere dotato dell’abilità di contrarsi esso stesso.
  • Sensore capsula articolare: consente di percepire lo spostamento, o più specificatamente la posizione di uno o più segmenti ossei rispetto ad un altro. Es. le ossa dell’avambraccio rispetto all’omero (con recettore nella capsula articolare delle articolazioni del gomito).
  • Organo tendineo del Golgi: è posto in corrispondenza della giunzione muscolo-tendinea ed è sensibile alle variazioni di tensione. È un sensore ad alta soglia, che preserva l’integrità del tendine in questione. Quando noi intendiamo sollevare un determinato oggetto, i muscoli iniziano a contrarsi ancora prima del lavoro effettivo, poiché si “aspettano” una determinata quantità di lavoro. Però, se il carico è esageratamente superiore alle aspettative, tanto da poter lesionare i tendini coinvolti, per riflesso i tendini in questione si rilassano lasciando andare il carico, proprio per preservare la loro integrità.
  • Recettori vestibolari, corrispondenti alle strutture del labirinto, deputate all’equilibrio e alla somatognosia spaziale, ovvero la consapevolezza della nostra posizione rispetto allo spazio circostante.

 

Il recettore ha il compito di trasformare lo stimolo, verso cui è sensibile, per esempio lo stiramento muscolare o capsuloarticolare, nell’unico segnale in grado di essere trasportato e decodificato dal sistema nervoso centrale: il potenziale d’azione. Questo altro non è che un impulso elettrico centripeto che dal recettore si trasmette lungo il nervo, raggiunge il midollo spinale, dove stabilisce connessioni riflesse con altri segnali che invece in senso centrifugo vanno verso i muscoli, e prosegue il suo percorso lungo i cordoni posteriori del midollo raggiungendo specifiche aree cerebrali in grado di decodificare ed interpretare il segnale.

Questo complesso sistema neuronale è costantemente attivo sia in senso tonico che fasico e da esso dipende l’efficace controllo ed armonizzazione di ogni movimento e di ogni postura, dalla più naturale, come lo stare fermi in piedi, alle più complesse come restare in equilibrio sopra una tavola da surf.

Se volessimo proporre una ipotetica graduatoria di importanza tra i diversi organi di senso, dovremmo necessariamente posizionare la propriocezione, forse insieme al tatto, sul gradino più alto, giacchè mentre è evidente come sia possibile vivere, sia pure con notevoli handicap, senza la vista o senza l’udito o senza l’olfatto o senza il gusto, non è immaginabile una vita in assenza del tatto e della propriocezione, che si tradurrebbe nella impossibilità di mantenere una qualunque postura e di eseguire correttamente qualunque movimento finalizzato, come camminare, scrivere, lavorare o semplicemente soffiarsi il naso o masticare.

Propriocezione e tatto non solo ci procurano una varietà di informazioni vitali sull’ambiente, ma sono anche alla base della rappresentazione che costruiamo del nostro corpo, dell’autocoscienza fisica.

In generale tutti i sensi sono tra di loro profondamente intrecciati e su tale unione si fonda la percezione dell’esistere corporeo e la possibilità di pensare. La “memoria involontaria” di Bergson e di Proust scaturisce da tale intrico di sensibilità e ricordo, come numerose ricerche neurobiologiche vanno confermando. Siamo tutti un po’ sinestetici, tutti intrecciamo in forme blande e inconsapevoli le differenti percezioni. Anche per questo le intelligenze artificiali rimangono così stupide, perché sono incapaci di vedere suoni o toccare odori: «È proprio ai sensi, prima che alla velocità di elaborazione, che dovranno guardare gli esperti di intelligenza artificiale per riuscire a costruire una macchina pensante» (M. Cattaneo).

 

BIBLIOGRAFIA 

  • Hypermobility and Proprioception in the Finger Joints of Flautists… There is a strong relationship between hypermobility and impairedproprioception, although many musicians may acquire greaterproprioception than the …

Journal Article, J Clin Rheumatol, July 2014 

  • Proprioception May Enhance Prosthetic Arm Function… paralysis may be able to improve control of prosthetic arms usingproprioception, a new study suggests. In this report, a patient with quadriparesis …

News, Medscape Medical News, April 2014 

  • Out of Touch With Reality?… representations with information from vision, touch, audition andproprioception (Bremmer et al., 2001; Makin et al., 2007; Ebisch et al., 2008). … Journal Article, Soc Cogn Affect Neurosci, June 2013 
  • Proprioceptive Deficits After ACL Injury… in English, Dutch or German and calculation of correlation(s) between proprioception tests and clinical outcome measures. Clinical outcome measures were …

Journal Article, Br J Sports Med, March 2012 

  • Neck Pain and Postural Balance Among Workers With High Postural Demands… used to estimate risk of falling among elderly patients.[13] Impairedproprioception to a large degree can be overcome by visual feedback.[14] Therefore, …

Journal Article, BMC Musculoskelet Disord, December 2011 

  • Origins of the Sensory Examination in Neurology… of the extremities tested deep position and joint sensation (proprioception).[32,33] Charles Sherrington (1857 to 1952) Charles Sherrington …

Journal Article, Semin Neurol, December 2002 

  • Proprioception… International Encyclopedia of Rehabilitation, 2012

EO Johnson, PN Soucarcos 

  • Neurocognitive rehabilitative approach effectiveness after anterior cruciate ligament reconstruction with patellar tendon. A randomized controlled trial… European Jurnal of Phisical and Rehabilitation Medicine, 2012. Vol 48

F. Cappellino et al. 

  • Mente & Cervello.. L’impero dei sensi  93 . Settembre 2012

Alberto G. Biuso

 

Dott. Fabio Conforti

Specialista in Anestesiologia e Rianimazione

Specialista in Neurologia

Specialista in Fisiopatologia e Terapia del Dolore

Direttore Sanitario Centro Medico Spoleto

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>